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Tracce di luce in busta da lettere. Otto cartoline d’autore dalla Other Size Gallery

By 15 Maggio 2020 No Comments

Il mondo si è fermato, la mente no. Il gesto creativo ha probabilmente risentito dei concreti vincoli del confinamento spaziale, la fruizione è stata omogeneamente traslata nella massima potenza della virtualità, il bisogno di dialogo si è reinventato attraverso l’insufficiente e carnevalesco mondo delle videocall, eppure la linfa delle idee ha continuato a circolare, ossigenata e succosa, distillata e riconoscibile nei folti boschi dei tentativi non riusciti. Nel mezzo delle dissertazioni deliranti degli opinionisti, degli ipocondriaci, dei negazionisti, dei disfattisti e dei positivisti, ci siamo fatti una insopportabile quantità di domande sul futuro imminente dei nostri mestieri, dei nostri forse già precari equilibri psichici, dei nostri amati aperitivi, del nostro appassionante mondo dell’inutile.

Che il cambiamento sia in atto a questo punto è un assunto, che questo debba necessariamente terrorizzarci può essere riconsiderato. Si sa, dopo il buio c’è stato il Rinascimento, l’alba degli spiriti, dell’intensità creativa, delle idee. Peraltro, che il nostro tanto chiacchierato sistema dell’arte fosse una bolla pronta ad esplodere già lo temevamo e che il nostro modo di fare e vivere cultura fosse da svecchiare era già evidente prima di diventare, oggi, inevitabile. Ora che non è più ammissibile procrastinare, iniziano a farsi timidamente strada quelle intuizioni che ci fanno tirare un sospiro di sollievo, che ci fanno dire che forse si può comunicare un contenuto contemporaneo con un veicolo inedito, che forse si possono far nascere diamanti dai momenti inaspettati, che forse con tanto tempo a disposizione si può pensare e pensare bene.

Innumerevoli le nobili iniziative benefiche delle Gallerie di tutto il mondo che hanno progettato aste di beneficenza, campagne di fundraising, modalità inedite per devolvere ricavati alle realtà in lotta per l’emergenza. Molto rare, invece, le intuizioni degli attori del sistema che, sfruttando il rischio e l’ambizione di abiurare l’overdose di virtuale, riportassero al centro la fruizione di arte e della sua imperscrutabile essenza, a volte pure materiale.

L’iniziativa della Other Size Gallery by Workness di Milano parla un linguaggio squisitamente vintage, lievemente tattile, irriverentemente analogico. E se il mondo non si fosse mai fermato neanche un momento? si chiede la curatrice Giusi Affronti, citando uno dei più noti titoli di Jimmy Fontana. In tal caso sarebbero proprio delle tracce, impronte della luce di questo strano momento storico, le forme privilegiate di arte e documentazione che saremo felici di trovarci tra le mani tra qualche anno. Con un sapore di sperimentazione e di altre epoche mediatiche, il progetto “Il mondo non si è fermato mai un momento”, seconda iniziativa fotografica della galleria milanese, si materializza in otto cartoline e in un irresistibile fascino d’altri tempi.

Nel nostro cyberspazio trovare un rettangolino di carta nella buca delle lettera suonerà démodé, eppure sfido chiunque a non nutrire almeno un po’ di curiosità, di voglia di assaporare il gesto, di leggere il tempo nella chiave dell’attesa. Se pure la fotografia è da sempre il medium veloce e immediato per antonomasia, l’indagine artistica è un processo lento, e in quanto tale, lentamente viaggerà verso il suo prossimo fruitore. I ribaltamenti in atto sono diversi e così gli spunti di riflessione che può innestare un’operazione così analogica in un momento così digitale. Se necessità fa virtù, allora è l’arte che raggiunge i suoi osservatori se le sale di una galleria non possono presentarla al pubblico.

L’abilità è stata quella di affidare a un’idea semplice – tradotta in un medium altrettanto intuitivo – la soluzione a un’impasse tecnica, emblematica e ricorrente nel momento di difficoltà: se il pubblico non può arrivare alla mostra, la mostra può essere consegnata al pubblico. Il movimento è esattamente inverso a quello a cui siamo fin troppo avvezzi, l’arte arriva a casa nostra e lo fa dando vita a un processo e a un autentico racconto da remoto. Come ci arriva? Con un viaggio vero e proprio, che genera attesa, interesse, aspettativa, e che contraddice radicalmente la facilità, quasi scontata, dell’accesso virtuale ai contenuti.

Le otto immagini formato cartolina che saranno spedite a duecento indirizzi selezionati, reinventano un medium datato e gli donano una nuova veste intelligente, dirompente ed esperienziale. Non sarà il visitatore a muoversi nell’ambiente della galleria e a portare con sé i frutti della propria percezione, ma saranno le fotografie stesse a innestare evocazioni e suggestioni, denotandosi come un simbolo fisico, ciascuna come tappa di una narrazione espositiva dilatata nel tempo. Non saranno le opere e la loro disposizione di allestimento a definire il percorso, ma sarà un arco temporale di otto settimane a far maturare nel destinatario un senso di curiosità e di attesa, un modo nuovo e un destrutturato di vivere una mostra d’arte.

Il percorso non è predisposto ma si costruisce gradualmente e quasi autonomamente, di fronte agli occhi di chi lo vive e ne segue le evoluzioni. Solo dopo due mesi, quindi, si ha accesso a una lettura complessiva, un flusso da interpretare nella sua struttura non-struttura. Non grandi stampe a parete o installazioni ma cartoline, oggetti evocativi di una nostalgia dolce-amara della fisicità della vecchia comunicazione. Una cartolina è un luogo in cui non siamo ma a cui ci viene permesso di accedere per una piccola parte incorniciata, una dimensione altra con cui entriamo a contatto nonostante lo spazio. Oggi non siamo nelle gallerie e nei musei, e delle cartoline/opere d’arte diventano un ponte verso l’esterno, una presenza nell’assenza, una vicinanza nell’allontanamento. Non curatela come allestimento, luci, didascalie e ambienti, ma come pensiero, intenzione, interrogazione, coinvolgimento, racconto.

Il format quindi è semplice e innovativo, il frutto pensato di un cortocircuito che ha relazionato in modo inaspettato un prodotto artistico, una difficoltà oggettiva, un medium noto ma superato, una forma, un tempo cadenzato. L’effetto è una “mostra delivery” che propone un breve itinerario artistico ed estetico pret à porter, prendendo in considerazione la fruizione d’arte come una delle tante nuove necessità a cui supplire con consegne a domicilio. L’esperienza si costruisce su vari livelli, a partire dal mantenimento concettuale delle distanze domestiche, per arrivare alla massima vicinanza possibile con un’opera: tenerla tra le mani, decodificarla come un oggetto che diventa parte della propria sfera d’azione.

Tenere tra le mani una cartolina, aspettarla e sfilarla dalla busta soffermandosi a guardarla: gesti che assumono un significato di riscoperta e rivelazione di un gesto semplice, intramontabile, lento, sorprendente, rinnovato.

La narrazione centellinata dall’attesa della cartolina assumerà un nuovo senso, intimo e collettivo allo stesso tempo, frazionato e omogeneo, e darà una configurazione visiva e tattile alla nostra freschissima storia attuale fatta di chiusura e prospettiva, nostalgia e incertezza, distanziamento e connessione. Quando i destinatari riceveranno le cartoline, o perlomeno parte di queste, si presuppone che staranno ricominciando a muoversi a tentoni nelle loro vite,  settimana dopo settimana, e proprio le fotografie, supporti incisi di memoria, diventeranno dei portali di restituzione di momenti da conservare, per soffermarsi con nuovi occhi su questo tempo dilatato e sospeso, per non farne a meno quando racconteremo questa storia.

Ilaria Sola

 

Le otto cartoline fotografiche realizzate da Michela Battaglia, Davide Bertuccio, Roberto Boccaccino, Tomaso Clavarino, Gianpiero Fanuli, Vanessa Pallotta, Sara Palmieri e Francesca Todde, saranno spedite, una a settimana dal 20 maggio all’8 luglio 2020, ai primi duecento che faranno pervenire la propria richiesta all’indirizzo othersizegallery@workness.it con indicato l’indirizzo postale al quale riceverle.

Per maggiori informazioni: othersizegallery@workness.it | http://workness.it/other-size-exhibitions/

 

L’immagine di copertina è “Caduta e Rinascita” di Vanessa Pallotta, 2020

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