Vector Hack, ovvero il sabotaggio della realtà virtuale come prassi artistica e sociale

Vector Hack, ovvero il sabotaggio della realtà virtuale come prassi artistica e sociale

Tra la fine di Settembre e gli inizi di Ottobre si è tenuto il primo Festival Internazionale dedicato alla grafica vettoriale analogica sperimentale, ovvero la Oscilloscope Art, il Vector Hack Festival. Un evento unico, a metà tra un Festival con talk, performance e workshop, e un meeting di artisti da tutto il mondo, per la prima volta riuniti in un unico posto. Eseguire dimostrazioni della propria ricerca, esplorare i recenti sviluppi di quella altrui, improvvisare audio visual jam session utilizzando strumenti autocostruiti, retro-tecnologia e nuove macchine, ma soprattutto diffondere informazioni arricchendosi del lavoro altrui, e scambiandosi conoscenze e saperi.

 

Una programmazione ricchissima estesa lungo tutta una settimana tra Zagabria e Lubiana, ospitata dal Nikola Tesla Museum e da Osmo/za Gallery. Il Festival è stato organizzato da Marušić Klif, artista croato specializzato in programmazione multimediale e video installazioni interattive, Derek Holzer, sound artist e costruttore di strumenti musicali elettronici americano, assieme a Chris King, artista e specialista della conservazione dei media obsoleti alla Tate, e ha convogliato altre figure famose ed attive che mai si erano conosciute di persona, come Robert Henke , Joost Rekveld, Philip Baljeu, Jonas BersAlberto Novello, Andrew Duff[9] ,  Douglas Nunn, Ted Davis, Ida Hirsenfelder, Berbhard Rasinger, , Kikimore, Jerobeam Fenderson, Hansi Raber, Hrvoslava Brkusic, Stefanie Brauer, Darko Fritz, Roland Lioni, Vanda Kreutz.

 

“Non so se lo chiamerei un movimento artistico, inteso come movimento strutturato, perché noi è la prima volta che ci vediamo … non so se ci vedo come il ‘Vector Movement’, ma c’è una scena artistica sicuramente. Negli ultimi quattro anni sono nati cinque o sei software che hanno reso più facile e accessibile l’arte dell’Oscilloscopio”, mi dice Kliff, “alla fine del Giugno dell’anno scorso, in uno scambio di mail con Derek che lavorava a Helsinki alla sua Data Library, è emersa quest’idea, osservando come sul gruppo Facebook Video Circuits (gruppo nato dall’omonimo blog di Chris King) ci fosse molto fermento e gente nuova si fosse avvicinata a questa forma d’arte. Assieme a Tina (Osmo/za Gallery) abbiamo poi pensato di chiedere un doppio finanziamento ed è per questo che è nata l’idea di fare il Festival tra Zagabria e Lubiana”.

 

Un Festival completamente gratuito in cui gli artisti hanno scelto di non percepire alcun compenso e due workshop ripetuti e sold out in entrambe le città, tenuti dagli artisti Jonas Bers e Baljeu. Il workshop CHA/V di Jonas Bers è un esempio della filosofia di sharing alla base del mondo dei maker e degli hacker. Jonas è un artista di New York che lavora con sistemi audiovisivi auto-costruiti.  Il nome CHA/V sta per Cheap, Hacky, Audio/Video synth, e si colloca come un synth video DIY (Do It Yourself)  entry level nel mondo della sintesi elettronica Audio e Video.

 

Usando le parole di Jonas: “Dopo anni di sperimentazioni nel mio studio e dopo aver scoperto un modo facile ed economico per generare segnali video, ho sentito il dovere di pubblicare i miei risultati per la comunità. Ho pensato alle interminabili ore passate cercando informazioni inesistenti, e sapevo che così facendo avrei creato una importante scorciatoia per gli altri. I miei sforzi sono stati immediatamente ripagati dal gruppo online Video Circuits di Chris King. Il workshop stesso utilizza idee e progetti di altri colleghi, e sono orgoglioso di come sia divenuto alfine un progetto comunitario”.

 

Quello della sintesi audio è un mondo pieno di produttori, e oggi si muove in un ricco mercato, in particolare nei modulari.  Il mondo che ci viene dischiuso, quello della sintesi video e delle ‘macchinine’, è fratello della sintesi audio ma i produttori sono meno numerosi, in quanto la sintesi video è più difficile da ottenere. Parlando con Baljeu, video e sound artist di Toronto che lavora per il marchio di culto LZX Industries, questi ci spiega: “Penso che ci sia più di un motivo se esistono così pochi creatori di synth video, e persone che usano synth video come strumento creativo. La produzione di un synth video non è semplice come quella di un synth audio. Il boom dei modulari dipende in parte dalla semplicità di progettazione del circuito audio, che rende molto più facile per qualcuno iniziare a progettare e vendere. LZX ha lavorato molto per creare un sistema standard in formato Eurorack per il video e si augura di accogliere nuove menti creative”.

Baljeu ha tenuto un workshop altrettanto atteso sull’ Oscilloscope Graphic Artist, “il cui circuito è progettato da Mitchell Waite in Popular Electronics magazine. Io ho ripreso il progetto e l’ho modernizzato, ho caricato il file della PCB su GitHub. Il circuito è una ‘voce’ per Oscilloscopio di dimensione compatta, tutto ciò che serve per produrre forme con un Oscilloscopio. Ora, un Oscilloscopio è generalmente pensato come uno strumento scientifico di misurazione, ma la sua vera essenza è quella di uno schermo: molto più primitivo di una televisione, risponde a segnali per X e Y (verticale e orizzontale) e disegna forme. In quanto primitivo, è economico e facile costruire un circuito come l’OGA, che può generare forme anche complesse rispetto alla sua semplicità di realizzazione. L’arte dell’Oscilloscopio si colloca esattamente tra l’audio e la video sintesi”.

 

Forma evoluta il laser, fratello contemporaneo dell’Oscilloscopio. È stato Alberto Novello, scienziato, compositore e artista italiano, in arte JesterN, a spiegare come funziona. “È molto semplice: uso i voltaggi del mio sintetizzatore modulare inserendoli direttamente nel laser. Il laser riceve cinque canali indipendenti: X, Y, R, G, B  [il laser permette di gestire anche i segnali legati ai colori RGB, ndr]. Di solito, ad esempio nei grandi club o festival, questi sono generati da un convertitore digitale, che ne limita sia la frequenza che le forme (spesso si vedono questi scan orizzontali, o loghi vari). Con un cavo hackerato che mi sono costruito, ho bypassato la scatola digitale, il che mi permette di avere un flusso completamente analogico. Il resto sta alla fantasia di esplorazione. Si parte sempre dal cerchio, formato da due sinusoidi della stessa frequenza sfasati di 90 gradi, per poi iniziare a usare inviluppi, filtri e modulazioni varie. Alla fine si inizia a capire il sistema e prevedere più o meno come ottenere forme più complesse. Spesso si va anche a caso e ci si lascia stupire dalle circostanze. Per me l’importante è sempre improvvisare quindi non preparo niente a parte la patch iniziale sul synth”.

 

L’effetto visivo di un laser modulato attraverso il procedimento spiegato è uno straordinario 3D. Citando Alberto, “c’è una parte psichedelica che scardina la percezione: quando si ottengono curve che evolvono molto lentamente, sembra che alcuni colori (rossi e blu per esempio) si dissocino dall’immagine su piani multidimensionali quando invece l’immagine è 2D c’è una componente puramente virtuosistica, che non prediligo ma a volte è divertente, che è legata al creare modelli 3D e le rotazioni più sorprendenti”.

 

Il laser ci riconduce all’immaginario fantascientifico e retrofuturistico condiviso di questi artisti, in cui, come dice Derek Holzer “lo strumento modifica la tua mente e indirizza i tuoi pensieri”, che anche retrospettivamente conserva inalterato il suo fascino.

Benché esista un mercato dei modulari video incentrato su LZX Industries, la scena è estremamente variegata per quel che riguarda autonomi costruttori di synth video, spinti da una filosofia fondamentalmente opposta a quella capitalistica e riconducibile invece al mondo hacker. Il concetto dell’opensource (Arduino ad esempio) diventa il cardine su cui ruota lo sviluppo dei progetti, la condivisione di data, software, schemi per PCB e video tutorial sono a loro volta strumenti attraverso cui le interconnessioni si fortificano.

 

Andrew Duff, sound artist e digital media designer inglese ha hackerato un Vectrex, lo schermo di una vecchia console da videogioco anni Ottanta, su progetti preesistenti rimaneggiati e risalenti al Wobbulator di Nam June Paik. Il Vectrex si comporta quindi come un Oscilloscopio quando connesso a un sintetizzatore: “Ho seguito dei link da Muff Wiggler e poi ho riscritto il materiale trovato. È difficile procurarsi un Vectrex perché è un oggetto da collezionisti, e bisogna essere molto cauti quando si hackera un monitor . Penso che viviamo in un periodo storico molto interessante, viste le numerose tecnologie disponibili in grado di creare cose prima impensabili. Come abbiamo visto nel Festival, molta spinta è data dai computer che ancora oggi rendono più accessibile l’arte”.

Hackerare l’hardware e lavorare “opensource” sono pratiche imprescindibili per progetti come il CHA/V e l’OGA e il mondo stesso dei maker. Questi aspetti sono ben espressi da Derek Holzer, padre della datalibrary Macumbista che parla dell’ Oscilloscope Art: “Se l’arte è un algoritmo, un set di istruzioni, e se la realizzazione dell’arte può essere fatta con comuni, meccanici ed industriali procedimenti, allora allora abbiamo democratizzato l’arte. L’abbiamo resa più accessibile, perché non è più richiesta una mente geniale, o una mano allenata, è richiesto soltanto il desiderio di creare qualcosa”.

 

“Quello che rende diverso ciò che oggi facciamo rispetto agli artisti degli anni ‘50 e ‘60 sta in questo: al tempo l’idea innovativa era usare la matematica per creare una simulazione perfetta di qualunque cosa, era l’idea alla base della cibernetica, ovvero creare modelli sociali semplicemente controllando dei numeri. Negli anni Settanta e dopo il Vietnam tutto questo apparve distopico e un mondo non desiderabile.  Negli anni Ottanta siamo stati ossessionati per tutto ciò che era virtuale e per le proiezioni perfette in 3D. Penso che la nostra vera contemporaneità sia nel rifiutare il virtuale e cercare di trovare il punto in cui andare rompere questa distopia, per mostrare agli altri che di fatto è fallata. Quando lavoro con gli algoritmi cerco di spingere le mie creazioni il prima possibile su un terreno astratto e non simulato. Se inizio a usare ‘male’ l’algoritmo, a mandare informazioni sbagliate, segnali che la macchina non può calcolare, anche la perfetta costruzione virtuale diventa astratta, e smette di essere una simulazione della realtà”.

 

 

Antonella Di Tillo

 

Qualche video delle performance del Festival qui:
Klif https://www.youtube.com/watch?v=2nl225PCeBU&t=117s
Derek Holzer https://www.youtube.com/watch?v=sJYcpEop1Ck&t=111sù
Douglas Nunn https://youtu.be/mk_yLG-h_x0
Andrew Duff https://www.youtube.com/watch?v=HyOsjDqxlQk
Link:
https://vectorhackfestival.com/
https://www.facebook.com/groups/VIDEOCIRCUITS/
 https://www.facebook.com/toMeinLicht/
http://www.antonelladitillo.info/blog/ 

 

 

 

Tools For Culture

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Tools for Culture è un’organizzazione non profit attiva nel campo della ricerca, della consulenza e della formazione per l’economia, il management e le politiche dell’arte e della cultura. Il suo obiettivo è contribuire a estrarre il valore dalle risorse creative e culturali, rafforzando il loro impatto sulla qualità della vita, stimolando la creazione e il consolidamento di un network di professionisti, imprese e competenze, e fornendo assistenza strategica e tecnica in campo culturale.

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