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Veridica, importante, falsa? L’informazione vista dagli artisti della Biennale

By 28 Gennaio 2020 Febbraio 1st, 2020 No Comments

La cinquantottesima Biennale d’Arte di Venezia si è conclusa. Che cosa ce ne ricorderemo? Alla conferenza stampa il curatore Ralph Rugoff aveva menzionato al questione delle fake news, argomento che poi è stato ampiamente rilanciato da giornalisti e critici. Nel quadro della standardizzazione delle opinioni attraverso i social media, i contenuti virali che circolano sul web, lo scandalo di Cambridge Analytica, la questione andava certamente sollevata. Così, la sfida è interrogarci non soltanto su che cosa sia vero e che cosa no, ma anche sulla distorsione dell’informazione, delle sue fonti e della sua utilizzazione. Per di più la natura stessa dell’informazione dovrebbe essere analizzata, in modo da poterne valutare il grado d’importanza.

Pertanto si possono identificare due gerarchie dell’informazione, la prima secondo il grado di veridicità e la seconda in base al proprio grado d’importanza. Entrambi i concetti sono stati messi in discussione attraverso le opere presentate alla Biennale. Prima dell’apertura l’opera “Scott Mendes’s VENICE!” di Darren Bader era stata annunciata come la prima opera di realtà aumentata (AR) mai realizzata per la Biennale. I manifesti di Bader ai Giardini e all’Arsenale ci incoraggiavano a scaricare una app per fruire dell’opera nel website https://www.scottmendesglobal.com/ L’artista ha giocato con la nostra pazienza per tutta la durata della Biennale, aggiornando continuamente la pagina web con strane scuse per progressive ultime versioni della app stessa … che alla fine non risultò mai disponibile per il download.

Dal comunicato stampa della Biennale agli articoli sulla stampa internazionale1, fino ai manifesti all’interno della mostra, i visitatori dovettero riconsiderare la veracità dell’informazione, ammettendo che la app annunciata era soltanto uno scherzo, e il processo degli annunci era l’opera stessa. Quelle che potevano essere considerate le fonti ufficiali dell’informazione erano state usate, dopo tutto, dall’artista per diffondere informazioni false, sfidando la nostra fiducia, giocando sulle nostre aspettative per un’esperienza digitale.

Entrando nel faro dell’Arsenale ci si trovava di fronte al video di una gru situata su una barca, che scaricava nell’oceano vecchi vagoni della metropolitana, con l’accompagnamento di una colonna sonora energica che creava una sorta di tonalità distopica. Amplificando il quadro appariva il nome della città di New York. Ci si arrabbiava: stavamo assistendo a un disastro ecologico. Il loop video “Ocean II Ocean” di Cyprien Gaillard (2019) giocava dunque con i nostri sentimenti attraverso i contrasti. La scena successiva mostrava il fondo dell’oceano e tutto il suo eco-sistema: pesci, tartarughe, squali che vivono nei vagoni scaricati in mare. Ci si rendeva conto di sbagliare: quello che era stato percepito come un disastro ecologico era in effetti un modo per controbilanciare la distruzione della barriera corallina.

In un’altra parte del video la macchina da presa mette a fuoco parti del marmo nelle stazioni della metropolitana moscovita che mostrano conchiglie fossili. Ecco una spirale: negli Stati Uniti le carrozze della metropolitana finiscono in fondo all’oceano; dall’altra parte del mondo, in Russia, i sedimenti dell’oceano finiscono nei marmi delle stazioni. Il video di Gaillard stimola il nostro senso critico e ci spinge a riconsiderare la nostra prima opinione. Adesso sappiamo dove finiscono i vagoni della MTA di New York, e perché. L’opera d’arte diventa una fonte d’informazione se si guarda il video per intero (12 minuti), o di disinformazione se lo si guarda in parte. Sfida i nostri confini tra intrattenimento, arte e informazione.

Kahlil Joseph, con “BLKNWS” (dal 2018 in poi) tratta questioni simili. Da un video di Björk a un’intervista di Arthur Jafa, fino a un video Instagram di una famiglia che canta a cappella ripostati sui social media, l’installazione video è un dittico che mescola notizie e intrattenimento, mettendo a fuoco la vita degli americani di colore. C’è la chiara assenza di una gerarchia tra i diversi tipi e fonti di queste immagini, offuscando i confini tra fatto e finzione. Nell’installazione di Slavi e Tatari con sedie di plastica, all’Arsenale, “BLKNWS” è stata mostrata senza audio, come in una sala d’attesa, rafforzando l’idea di un canale continuo di notizie in cui tutte le immagini diventano sfondo in movimento della stessa importanza.

Così ci induce a rigettare divisioni rigide fra intrattenimento e informazione, e sottolinea la complessità della natura e degli elementi tanto della cultura quanto dell’informazione: che grado di attenzione diamo alle notizie? Quanto tempo impieghiamo sui contenuti della pubblicità? Il video virale di un dilettante che riprende la vita quotidiana è considerato informazione? L’opera mette in discussione l’assenza di proporzioni tra il grado d’importanza del contenuto visuale e la quantità di tempo che spendiamo guardandola.

Anche Korakrit Arounanondchai, nella sua installazione video realizzata con Alex Gvojic, “No history in a room filled with people with funny names 5” (2018), utilizza immagini tratte dai notiziari pubblici. Al centro del video l’artista pone gli eventi che si sviluppano intorno ai dodici ragazzi intrappolati in una grotta nella Thailandia del nord nel 20182. Mostra come le diverse strutture di potere hanno trasformato l’operazione di salvataggio in una storia dalle versioni molteplici, nel tentativo di convertirla nella parte di una narrazione storica più grandiosa. Dall’intervento delle forze armate alla storia dei monaci, fino al tweet di Trump, l’opera mostra la mise-en-scène dell’unità nazionale intorno a un evento che aveva raggiunto interessi politici internazionali. In questa operazione di salvataggio manipolata storia, verità, distorsione della realtà ed elementi falsi diventano difficili da distinguere.

Korakit Arunanondchai, Darren Bader, Cyprien Gaillard and Khalil Joseph fanno parte di quel 30% di artisti che hanno esposto opere d’arte che includevano filmati o nuovi media nella mostra curata da Ralph Rugoff. L’uso artistico di filmati e nuovi media volto a discutere la natura, le fonti e l’uso dell’informazione è una forma di tematizzazione estrema dei più popolari canali dell’informazione: televisione e internet. In mezzo alla quantità enorme di immagini e informazioni che guardiamo ogni giorno siamo invogliati a costrure gerarchie, nella forma di grado d’importanza e grado di veridicità dell’informazione. La Biennale ci ha incoraggiato ad affilare il nostro senso critico quando consideriamo il nostro tempo.

Alexis Loisel-Montambaux

 

 

 

1 –  Christie’s, Ralph Rugoff’s moment, May 7, 2019: https://www.christies.com/features/Ralph-Rugoff-curator-Venice-Biennale-2019-9866-1.aspx

2 – Muktita Suhartono and Richard C. Paddock, “Soccer Team is Find Alive in a Thailand Cave Rescue”, The New York Times, July 2, 2018: https://www.nytimes.com/2018/07/02/world/asia/thailand-boys-rescued.html

 

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reliable, important, fake?

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