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Violenza di stato, azione diretta e il diritto alla città

By 26 Ottobre 2019 No Comments

Cile, non solo un problema di trasporti pubblici

Breve aggiornamento: lo scorso 19 ottobre, tra le 22 e le 7 è stato imposto un coprifuoco nella regione di Santiago del Cile. Di conseguenza, molte persone hanno aperto le porte a chi non avrebbe fatto in tempo a rientrare a casa. La protesta si è diffusa velocemente in tutto il Paese.

“L’aumento dei prezzi sarà anche in un’opportunità per quelli che si svegliano prima, di risparmiare sul prezzo del biglietto” aveva dichiarato il Ministro dell’Economia cileno una decina di giorni prima del coprifuoco, all’alba dell’introduzione dell’aumento delle tariffe sui trasporti pubblici nella capitale. Al di là della messa in evidenza di un palpabile scollamento tra le élite e la vita quotidiana dei cittadini e dello sdegno mediatico che tale dichiarazione ha comportato, il giorno dopo l’entrata in vigore dei nuovi prezzi (il 6 ottobre), una serie di concentrate ma massive evasioni ha cominciato a prendere piede in città.  Gli autori di questi atti sono stati principalmente studenti di scuole superiori, la cui solidarietà con le proprie famiglie, gli amici e i vicini ha innescato la fiamma della rivolta in tutta l’area metropolitana di Santiago.

Ben presto gli eventi si sono inaspriti. Il 18 ottobre la presenza della polizia in tenuta anti sommossa era massiccia in numerose stazioni metropolitane e gli studenti in protesta sono stati colpiti con pallottole di gomma. Poi la chiusura delle stazioni delle metro. La gente ha cominciato a scendere in strada per esprimere il proprio scontento. La gente, stanca di aspettare il cambiamento, ha cominciato a scendere in strada e occupare gli spazi pubblici. A questo punto non si tratta più di soli studenti, ma di una variegata ed estesa rappresentanza informale della popolazione di Santiago che protesta: “Basta abusi”.

Come c’era da aspettarsi da un paese con una storia macchiata del sangue dei suoi cittadini, il presidente Piñera ha recentemente annunciato (il 18 ottobre) lo stato d’emergenza, che limita il diritto delle persone a muoversi liberamente e a radunarsi. Di fatto, il controllo locale è stato affidato all’esercito, cosa che costituisce un cambiamento del trattamento del problema da sicurezza locale, gestita dalla polizia, a sicurezza nazionale.

 

Oltre l’aumento dei prezzi dei trasporti

Il trasposto pubblico nell’area metropolitana di Santiago, urbanizzata in modo marcatamente segregato e  dove abitano più di 7 milioni di persone,  è un punto cruciale non soltanto per permettere ai cittadini di spostarsi. Il trasporto pubblico è cruciale più sottilmente perché più di 2 milioni e mezzo di persone arrivino in tempo sul luogo di lavoro, in un contesto in cui più di un milione di rider dipende quasi esclusivamente dal servizio di metropolitana. Qui, questo servizio pubblico è l’elemento chiave che tiene insieme gli ingranaggi dell’intero sistema economico, perché: senza lavoratori non c’è produzione e neanche profitto.

L’aumento dei prezzi dei trasporti a Santiago è in continua crescita, lenta ma costante, dal 2007. Eppure non è davvero l’unico ostacolo che limita le possibilità della vita di ogni giorno della classe operaia. In un paese in cui il salario minimo è a malapena 423 dollari americani al mese, l’abbonamento mensile alla metro nelle ore di punta è circa 70 dollari: il 16,55% del salario. Chiaramente i lavoratori non sostengono solo questa spesa, visto che educazione, pensione e una considerevole quantità di altri servizi sono stati privatizzati, i prezzi degli affitti e degli immobili sono in crescita e l’ineguaglianza formidabile è il tratto distintivo della società cilena. L’aumento dei prezzi dei trasporti a Santiago è solo la ciliegina su una torta fatta di spazzatura, servita a forza a persone che l’hanno ingurgitata troppo a lungo.

Il mantra del profitto dietro la fornitura di servizi pubblici ha contribuito a inasprire le contraddizioni intrinseche del capitalismo nella società cilena, una nazione saccheggiata dal neoliberalismo fin dai tempi della dittatura. Poiché la metro contribuisce a dare una parvenza di ordine a una situazione in precaria ebollizione, quando i prezzi sono aumentati troppo, le persone hanno cominciato a chiedersi cosa ci fosse dietro a tali politiche. Queste persone non salgono sulla metro per passare il tempo o fare una gita fuori porta. Queste persone usano la metro per sopravvivere, per produrre quanto basta a fare un’altra corsa l’indomani per tornare al lavoro.

 

Non è la prima volta

Proteste a Santiago del Cile durante la ‘Revuelta de la Chaucha’ nel 1949.

Questa non è la prima volta che Santiago è testimone di disobbedienza civile in relazione al trasporto pubblico. Il 16 e 17 agosto del 1949,  un aumento dei prezzi di 20 centesimi di peso – o un chaucha – fu sufficiente a scatenare gli studenti, supportati dagli operai e dagli impiegati pubblici, a prendere il controllo delle strade e protestare.

Le manifestazioni incontrarono anche quella volta la brutalità delle forze della polizia, lasciando circa 300 persone ferite e uccidendone altre 8. Nonostante le proteste mancassero di un appoggio della politica, esse si dimostrarono comunque efficaci nell’ottenere una riduzione del prezzo del biglietto per gli studenti e nel gettare le basi per la creazione del Comité Unido de Obreros, l’unione sindacale operaia. E poi, le proteste hanno consolidato il ruolo storico della disobbedienza civile.

 

Il diritto alla città: una lotta senza interruzioni

Anche se il Cile è considerato ufficialmente una democrazia forte, al di là degli elementi istituzionali che comprendono la democrazia liberale, eventi come questo mettono in evidenza la fragilità di tale concetto. La disobbedienza civile si dimostra cruciale nell’assicurare che i nostri diritti siano rispettati, intanto che la violenza strutturale permeava nella società, facendo accumulare e accumulare la rabbia. Una rabbia che non ha incontrato politiche efficaci né misure redistributive.

La decisione di dichiarare lo stato d’emergenza e mettere l’esercito al controllo della città, a parte richiamare alle memoria la dittatura, mostra l’assenza di empatia della classe dirigente nei confronti di coloro che gridano ed esigono il diritto alle proprie città, il diritto a condurre un’esistenza serena, senza il peso di dover escogitare come pagare l’affitto il mese prossimo.

Ancora una volta la scorsa settimana, gli studenti fanno gli adulti, mostrando compassione e solidarietà per chi lotta, mostrando un’umanità più profonda di coloro che hanno il potere di decidere, mostrando una comprensione maggiore di quello che sta dietro a tutta questa protesta. Non è questione di 30 pesos, ma della dignità di quelli che si spezzano la schiena 45 ore la settimana.

 

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Link all’autore:

State violence, direct action and the right to the city: Chile, not just the public transport.

Nicolás Palacios

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