mappe

Volevo solo aprire un museo: questo e poco altro

By 11 Dicembre 2018 No Comments

Premessa: non stiamo facendo nulla di epico, non stiamo salvando vite umane e parlo al plurale perché, da solo, non riesco nemmeno a cucinare bene una cotoletta. Figurarsi aprire un museo…

In questo momento la società è composta da 4 persone, cui si aggiungeranno altri due innesti: Debora Russo (26 anni e un percorso di studio e lavoro nei beni culturali), Rita Padula (restauratrice e proprietaria di parte dello spazio che ha sposato, fattore non scontato, fin da subito il progetto),Chiara Valzer (giovane architetto tra Torino e Matera) e io.

Nel luglio 2017 sono tornato a Matera dopo circa 7 anni fuori tra università, tirocini e prime esperienze lavorative. Mentre ero a Venezia, la mia città veniva eletta Capitale Europea della Cultura, premiando di fatto un dossier di candidatura che ribaltava alcuni stereotipi e poneva la città al centro di un percorso di consapevolezza che fosse traino per la regione e il Sud Italia.

Ho sempre fatto tutto in funzione di una inconscia quanto latente voglia di tornare a vivere e lavorare in Basilicata: avrei deciso con convinzione quando sarebbe capitata l’occasione per farlo ma non prima di aver fatto esperienza. In linea di massima prevedevo di tornare a Matera intorno ai 35 anni portando con me contatti e rapporti sviluppati negli anni.

Una serie di momenti da ‘sliding doors’ ha fatto sì, però, che anticipassi i tempi e che mi trovassi a decidere di aprire un museo d’arte contemporanea in una torre medievale nel cuore del Sasso Caveoso: non è stata una scelta avventata o dettata solo da contingenze, direi più che una serie di fortunati eventi ha fatto sì che avessi questa possibilità. Sono certo che faremo molti errori, la squadra non è ancora al completo, sopravvaluteremo molto le nostre competenze e perderemo delle occasioni ma gli allineamenti erano di tale portata che non ci potevamo esimere dal provarci in questo preciso momento.

Mia nonna comprò la Torre del Capone nel 1972, periodo di massimo spopolamento e dibattito intorno ai Sassi: è una delle ultime testimonianze visibili del sistema di difesa medievale della città e domina il Sasso Caveoso. Per molti anni la mia famiglia ha provato a restaurarla, trovando sul cammino sempre numerose problematiche che l’hanno portata a desistere dopo ogni tentativo.

Questo spazio era per me come un grosso capodoglio: ogni tanto riaffiorava nei discorsi di famiglia, ne intravedevo la natura ma non ne potevo comprendere la reale grandezza e importanza. Nel dicembre 2017 abbiamo spaccato il lucchetto arrugginito per vedere, per la prima volta, a cosa si riferivano i miei parenti quando parlavano di questo oggetto misterioso: di fronte a noi una foresta di edera, fitti rovi di more, fichi selvatici e una biodiversità data da oltre 25 anni di totale chiusura.

La fortuna di poter disporre di uno spazio bellissimo nel momento di maggior fama e interesse verso il contenitore nel quale si trova non ci esula dal dover progettare ed offrire una programmazione di alto livello: nel corso degli anni ho visto splendide mostre in posti orrendi e, molto spesso, viceversa; il nostro obiettivo è dare vita ad un spazio dentro il quale si faccia produzione contemporanea, mettendo in relazione artisti e creativi con le peculiarità artigiane del territorio. Coinvolgeremo artisti evitando di porre etichette ma con la ferma decisione di produrre nuovi contenuti ed evitare, a meno di condivisione totale della linea curatoriale, mostre blockbuster.

Non abbiamo la potenza economica dei grandi nomi, non abbiamo influenti curatori, non abbiamo esperienza: l’unica cosa che possiamo offrire è un contesto attivo ed una programmazione di lungo termine, basata sui criteri di sostenibilità economica, ambientale e sociale.

Il museo – ci teniamo a definirlo tale per segnalare una istituzionalità non seriosa del progetto – vuole porsi come collegamento tra i Sassi, che stanno perdendo la matrice abitativa a scapito di una destinazione turistica diffusa, e la città: il nostro obiettivo è ribaltare questa concezione e far sì che gli antichi rioni, ora protetti da una campana di vetro, possano riprendere a respirare e a vivere con attività destinate a cittadini permanenti e temporanei.

In tutto questo, tra idee, progettualità e speranze ci stiamo scontrando con problematiche quotidiane e burocrazia partendo dal fatto, banale ma non scontato, che non esista una forma giuridica entro la quale muoversi che non sia la macchinosa e onerosa “fondazione”. All’inizio del 2018 mi era stato detto di seguire il percorso legislativo delle c.d. “imprese culturali e creative”, introdotte nella passata legge di stabilità, ma delle quali non ci sono novità interessanti. E temo non ne arriveranno mai.

A questo si aggiunge che noi, ma di questo eravamo consci, non avevamo immediatamente a disposizione l’intero investimento complessivo: questo ci ha spinti a cercare un partner finanziario che, a tassi di mercato, dovrebbe concederci un mutuo per sostenere i costi di recupero e funzionalizzazione degli spazi. A questi si aggiungerebbero il nostro intervento e, probabilmente, un contributo regionale su un bando a cui siamo risultati ammissibili (ma non ammessi) 6 mesi fa ma di cui non si hanno notizie da maggio – ironia della sorte, è un bando per il sostegno alle imprese nascenti che, con queste tempistiche, fanno in tempo a fallire.

Questa generale lentezza ci ha portato più volte sul punto di abbandonare il progetto e dedicarci alle nostre carriere, sempre nel settore culturale: nel momento di massimo sconforto ho deciso, confrontandomi con le altre socie Debora, Rita e Chiara, di lanciare un vlog che raccontasse il percorso, le difficoltà e ci permettesse di parlare del progetto prima del lancio ufficiale a costo 0.

Il nome è venuto fuori quasi per caso ed è nato così “Volevo solo aprire un museo”: pubblicheremo un video a settimana fino all’apertura, prevista per maggio 2019 con una mostra che sarà presentata nelle prossime settimane.

 

 

Mauro Acito

 

Per iscrivervi al canale Youtube, cliccate qui  !
Per seguire il progetto su Instagram, qui !
Le foto sono di Federica Danzi e Michele Battilomo.

 

Tools For Culture

Tools For Culture

Tools for Culture è un’organizzazione non profit attiva nel campo della ricerca, della consulenza e della formazione per l’economia, il management e le politiche dell’arte e della cultura. Il suo obiettivo è contribuire a estrarre il valore dalle risorse creative e culturali, rafforzando il loro impatto sulla qualità della vita, stimolando la creazione e il consolidamento di un network di professionisti, imprese e competenze, e fornendo assistenza strategica e tecnica in campo culturale.

Leave a Reply